La top five degli ammazza-arrampicata

Il 2017 o l’incombente 2018 potrebbe essere il tuo l’anno-no. Ci hai pensato?

Sto parlando con te. Non fare finta di niente come al tuo solito (eh, l’arrampicatore, questo eterno irresponsabile…)

Speri sempre, come tutti, che l’anno nuovo sia migliore. Che idiozia. Perché sai benissimo che tra ieri e oggi tutto è rimasto uguale, identico. E le cose potrebbero andare peggio, sempre peggio. Potresti ad esempio non riuscire (mai) a fare quella via o quel boulder che volevi tanto fare. Potresti andare male in tutte le gare, sia in quelle più serie che in quelle “per divertirsi”. Potresti perdere quel mezzo grado, nel giro di 6 mesi, e altro mezzo grado nei 6 successivi.

 

La forza cala, le tacche scivolano via da sotto le dita. Improvvisamente le trovi unte, oppure dolorose. Oppure semplicemente intenibili. Contrai tutto il corpo, chiudi i gomiti, entri in un’apnea assoluta, regno del silenzio e della tensione suprema, spalmi la pancia contro la parete. Ma quando è il momento di mollare una mano e andare su alla presa dopo, niente, neanche a parlarne.

Insomma una rovina. Roba da aver voglia di smettere (in fondo quante volte ci hai pensato?)

Come salvarsi? Come contrapporsi all’odiosa legge dell’entropia?

Anzitutto devi difenderti dagli ammazza-arrampicata. Ovvero da tutte quelle cose che sono nemiche dell’arrampicata, che la ostacolano, che boicottano il rendimento e rischiano così di uccidere i tuoi (e i nostri) sogni. Quindi, rullo di tamburi, ecco qui la lista completa delle cose da evitare assolutamente.

Quinto postole amicizie (e in generale la vita sociale e familiare). Quante volte hai dovuto rinunciare a un week-end di arrampicata per colpa di un amico o di un cugino che si sposava o che festeggiava il sabato sera il compleanno. Col risultato che hai perso il tuo bene più prezioso, la libertà, per stare a non far niente per ore: inutili conversazioni, inutili risate che rendono alla lunga infelici, inutili e dannosi flussi di cibo e di alcol. Inutili prospettive di nuovi incontri sociali (“ma certo, dobbiamo vederci più spesso!”, e intanto dentro di te pensi: “col cazzo, il prossimo week-end scalo, e nessuno, dico nessuno, me lo potrà impedire”…). Ti hanno fatto fare le tre del mattino. Il giorno dopo ti senti un ectoplasma sotto ipnosi post-alcolica, e anche se provi a scalare hai la testa immersa in una strana nebbia che rende un’impresa già soltanto farsi il nodo e staccare il secondo piede da terra. La roccia è sfuocata.

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Quarto postogli interessi. Ma che sei impazzito? Ma come ti viene in mente di dedicarti ad altre cose che non siano la scalata? Eccoti là a scaricare musica d’autore, film da internet e serie tv SUB_ITA. Seduto per ore sulla sedia. Eccoti in viaggio per andare a sentire un concerto. Nemmeno lo zainetto versione leggera (con solo scarpette e imbrago) ti sei portato! Oppure. Eccoti fermo, imbambolato davanti a una mostra di fotografie. Ti appassioni di bicicletta, oppure di surf, o, dio non voglia, di snowboard! In quanti ci siamo cascati … si vede che sei molto confuso! Chi ti potrà aiutare, adesso? Quando torni in falesia, per un momento ti illudi che ancora te la cavi. Ma è al secondo tiro, al terzo, e ancor di più la domenica dopo, che il conto ti arriva, inesorabile. Per questo ricordati: non cominciare a coltivare nuovi interessi, nemmeno lontanamente, perché quando ti accorgi della catastrofe, ormai è troppo tardi.

Terzo postoil cibo. Per molto tempo è stato universalmente riconosciuto come il nemico numero uno dell’arrampicata. Guai a mangiare. “Mangiare o arrampicare”: era la formula amletica, il dubbio estremo e senza possibili compromessi già nello storico libro del grande Patrick Edlinger. Per cui ci sentiamo di non dover aggiungere molto. Oggi sappiamo che c’è di peggio del cibo, ma questo non può distoglierci dall’indicarlo come una delle minacce più gravi al rendimento arrampicatorio. Attenzione anche qui a non cadere nel circolo vizioso: più si mangia, e più si vorrebbe mangiare. Certo, è possibile compensare (in parte) con un incremento delle masse muscolari. Ma è meglio stare comunque il più possibile alla larga dal cibo.

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Secondo postoil lavoro. Ormai è assodato: lavorare può fare davvero male. In generale alla salute, ma ancor più all’arrampicata. Per cui, se proprio devi lavorare, fallo il meno possibile. Il lavoro sottrae al moderno free-climber energie preziose. Soprattutto il lavoro intellettuale (rientra nella categoria lo studio svolto con troppo zelo). Primo perché ti costringe a una vita orrendamente sedentaria. Secondo perché ti impedisce materialmente di pensare alla scalata il tempo necessario: ripassare nella mente – svariate volte – i movimenti di un blocco o di una via, riflettere su cosa avevi sbagliato nell’ultimo tentativo, pianificare la settimana o il mese nel rapporto allenamenti/uscite su roccia. L’arrampicata non conosce vacanze. Bisogna pensarci sempre, ventiquattr’ore su ventiquattro. Altrimenti diventi una pippa. (Anche se questo non lo troverete scritto in nessuno dei tanti, inutili manuali su arrampicata e allenamento attualmente in commercio).

 

Ed infine, the winner is … al Primo Postol’amore. Il discorso sarebbe fin troppo lungo. La lista degli esempi, e dei casi umani, praticamente infinita. E’ dimostrato scientificamente che in seguito all’improvvisa interruzione di una storia sentimentale, il soggetto manifesta, nel giro di poche settimane, un incremento sbalorditivo delle prestazioni arrampicatorie. Spesso tale incremento riceve un ulteriore vantaggio dalla perdita di appetito e dal disinvestimento nelle relazioni sociali che accompagnano il periodo di “lutto”. Per contro, è stato osservato che molti giovani (e meno giovani) talenti arrampicatori, abbiano visto calare considerevolmente la tenenza su pan-gullich, resina e roccia in modo direttamente proporzionale al coinvolgimento in nuovi legami sentimentali. Si possono tollerare legami segnati dalla routine e dal calo libidico. Così come sono stati riscontrati talora effetti benefici derivanti da legami oppressivi e possessivi, ai quali il soggetto oppone un ben motivato bisogno di evadere con tutte le sue forze nella scalata… Un chiaro “no”, invece, all’amore romantico e coinvolgente, che ammazza l’arrampicata e rende deboli persino i più forti.

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Ora, non so se avete già consultato il vostro oroscopo del 2018. Il mio, per fortuna, dice che quanto ad amore, lavoro e relazioni sociali sarà davvero un anno di merda!

di Luca Bibez

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