Giorgia Ridens

screenshot Giorgia Tesio, credits Christian Core @ Vimeo

Quando abbiamo saputo la notizia (la prima femminile di una delle vie che ha fatto la storia dell’arrampicata sportiva italiana, Hyaena a Finale Ligure, salita ben 32 anni fa da Andrea Gallo), subito ci è venuta voglia di parlare con lei… Giorgia Tesio, nata nel 2000, dominatrice della Coppa Italia Boulder 2016 e 2017, che essendosi pure aggiudicata l’Oro nella Combinata Olimpica del Campionato Europeo Giovanile a Saint-Etienne del novembre scorso, sembra poter puntare molto in alto in prospettiva Tokyo 2020.

D’altra parte abbiamo già visto più d’una volta di cosa sono capaci le migliori (e i migliori) della generazione nata e cresciuta – soprattutto – sulla resina, quando mettono mano ai progetti in falesia che la generazione precedente lavorava magari per mesi: un paio di giorni di tentativi, e il gioco è fatto. Questo è infatti il tempo impiegato da Giorgia per venire a capo della mitica Hyaena.

Ciao Giorgia! Raccontaci subito qualcosa di te. Età, che scuola fai…

Ho diciassette anni, ma quest’anno ne compirò diciotto e non vedo l’ora di prendere la patente per poter viaggiare! Frequento il quarto anno del Liceo Classico, a Mondovì, un paesino in provincia di Cuneo. È impegnativo e il prossimo anno avrò la maturità, ma mi piace molto, è una scuola che ti insegna un modo diverso di vedere il mondo.

Come ci si sente dopo aver salito una via storica come Hyaena, dove peraltro hai realizzato una prestigiosa prima femminile? 

Aver salito Hyaena senza dubbio mi ha dato una grande motivazione per affrontare l’inizio dell’anno e l’imminente stagione di gare, qualcosa che non avrei mai immaginato. Ma ciò che ho più apprezzato è la gioia e l’incredulità di quando ho moschettonato la catena: fare gli ultimi metri continuando a pensare se mi fossi appesa o se fossi caduta, perché non poteva essere possibile! In particolare arrivare in cima a una linea così bella mi ha fatto venire voglia di andare a scalare più spesso sulla roccia, nonostante le gare, perché ci sono luoghi meravigliosi in cui vivere la propria passione e mettersi alla prova.

 

Andrea Gallo, ventidueenne sulla sua creatura: Hyaena a Finale Ligure

Stando al numero abbastanza contenuto di tentativi, si direbbe che sei riuscita nell’impresa senza dover penare troppo. È uno stile che ti è congeniale? Qual è stata per te la maggior difficoltà su questa via? 

Sicuramente il genere mi è molto congeniale: la via non è molto lunga ed è composta da due sezioni dure, una iniziale e una prima della placca finale; quindi sicuramente lo stile ha favorito una riuscita più rapida. Trovare i metodi più adatti alle mie caratteristiche è la parte che mi ha sottratto più tempo, soprattutto il blocco iniziale, costituito dall’incrocio: è stato il maggior ostacolo alla realizzazione della via. Passata quella parte, sono arrivata in catena!

(Breve pausa di sgomento/ammirazione dell’intervistatore)

Arrampichi spesso a Finale Ligure?

Di sicuro Finale è uno dei posti che preferisco d’inverno, perché propone diverse falesie al sole dove scalare, talvolta anche in maniche corte. L’Alveare mi è sempre piaciuto per la conformità della roccia, che crea appunto un’intera parete simile a un alveare, sulla quale però purtroppo non si può scalare. Anche la Grotta dell’Edera mi piace molto, per il suo carattere suggestivo e uno stile che si discosta un po’ da quello che si può trovare a Finale.

Tra le competizioni, il boulder su roccia e la scalata in falesia, c’è un’attività che prediligi?

Sicuramente le competizioni mi piacciono molto, per il clima, i rapporti e il percorso di continuo miglioramento che ti offrono; anche la roccia fornisce le medesime opportunità, solo in un clima più disteso, che apprezzo molto e nel quale mi rifugio appena posso. Quindi è veramente difficile per me scegliere un’attività preferita dal momento che le vivo come un’unica passione.

Nel tuo futuro, come sogno nel cassetto, se dovessi scegliere tra una medaglia olimpica e una via di 9a? (ovviamente il nostro augurio è di realizzarle entrambe)…

La mia speranza è di realizzarle entrambe, come hai detto. Indubbiamente una medaglia olimpica è il sogno di ogni atleta, ma mi rendo conto della difficoltà di questo sogno, che terrò sempre nel mio cuore e per il quale lavorerò per realizzarlo. Del resto vedo nel nostro sport proprio questa bellezza: la possibilità di realizzarsi anche al di fuori delle gare, di spingersi al limite e migliorarsi anche sulla roccia, e quindi anche un 9a è senza dubbio una delle mie grandi ambizioni (ma prima c’è ancora l’8c!).

(intervista raccolta da Bibez)

 

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