Changes
di Stefano Lovison
Apro la caffettiera e con movimenti misurati la riempio di caffè, poi col dorso del cucchiaino premo la polvere con attenzione per non farla debordare fino ad una lieve resistenza.
L’occhio cade sul tavolo. E’ grande ma completamente ingombro di foto.
Sono stampe in bianco nero, per quello che la camera oscura all’epoca permetteva: un durst, due bacinelle e tante sigarette. Le foto, nel formato 18×24 e 20×30, qualcuna, la meno difettosa, 30×40, sono in un disordine esteticamente perfetto.
Appena più sotto ce n’è una dove siamo in treno mentre torniamo dalla biennale, penso sia del 1978, collocandola rapidamente tra la maturità e una vendemmia.
Qui invece siamo in campagna. Dalla camicia stirata potrebbe essere un giorno di festa e non di scuola occupata o sciopero, di sicuro è primavera. Le ragazze suonano, io che le fotografo mi compiaccio del momento. Capisco che sarà un’ottima serie di scatti e già mi preoccupo dello sviluppo, dei tempi giusti e della temperatura e del momento in cui al buio dovrò infilare la pellicola nella spirale.
La macchinetta sul fuoco borbotta mentre rivedo in quelle di scuola l’insulsa arroganza dell’adolescenza.
Ma non c’è una foto dove ci siano degli adulti o che rappresenti la famiglia? Sono tutti scatti di vagabondi che pensavano di essere individui straordinari.
Sul pontile Luisa guarda l’acqua, la fissa senza guardare niente. Riesce ad essere spontanea con la sicurezza di chi sa di essere osservata dal lato buono e forse anche amata.
Chiudo il fuoco, il caffè è pronto e lo verso nella tazzina.
E ancora, l’ennesima pentatonica in mi, un viaggio in moto, il vino, Pamplona dopo ‘Fiesta’ di Ernesto, una notte in un ostello religioso, la neve e il sole, l’innocenza e la rabbia. Si sovrappongono nel disordine occhi di donne che ho amato e di amici con cui ho condiviso il fumo, i soldi e i sogni, fino a finirli tutti.
Un sospiro mi viene più profondo. Maledetta l’idea che ho avuto di mettere ordine in quel baule… ma ordine a che?
Il caffè è ormai freddo, sono passate delle ore. Berlo adesso vuol dire non prendere più sonno.
Massì, due cucchiaini di zucchero per esagerare.
Fanculo, stasera me lo voglio bere proprio dolce!
Soundtrack:
Luglio Agosto Settembre (Nero), Area;
Freak Out!, Frank Zappa;
Ho visto degli zingari felici, Claudio Lolli;
The Soft Machine;
Banco del Mutuo Soccorso;
The Piper at the Gates of Dawn, Pink Floyd;
Islands, King Crimson.











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