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Unaclimber
Non vi è un vero traguardo: la marcia si conclude quando rimane un unico partecipante, ovvero quando tutti gli altri 99 sono stati eliminati. Al vincitore viene assegnato tutto ciò che desidera per il resto della sua vita. Questo premio a prima vista potrebbe sembrare il vero motivo che spinge ogni anno 100 ragazzi a rischiare la vita, ma è solo il pretesto che serve a giustificare nella mente di ogni giovanissimo partecipante un disagio interiore, una mancanza di scopi reali nella vita. La Marcia diventa lo scopo, un obiettivo facile da desiderare, ma una volta in gara tutto si rivelerà per quello che è: una lotta per la vita, per non essere eliminati, la voglia di non essere uccisi sotto gli occhi del pubblico in delirio.
Legendary Tales: Malcom Smith
10 anni fa avevo appena cominciato ad arrampicare. Col senno di poi, avrei subito dovuto costruirmi un pannello in legno ed avrei dovuto iniziare ad allenarmi seriamente, invece di perdere due anni di tempo a fare trazioni ed altre cose inutili.
Intervista a Fabrizio "il Finanziere"
L’altro weekend sono andato ad arrampicare a Grotti. Ho incontrato come sempre tante facce note, e tanti amici. Fra questi uno che non vedevo da un po’ (forse un anno), e che nel frattempo, oltre a esser diventato davvero forte, si è conquistato un pizzico di notorietà per una via dura, salita proprio qui a Grotti qualche settimana fa. Nella rubrica del mio telefonino è registrato semplicemente come Fabrizio il “finanziere”.
Eravamo in venti a cantare ...
Il sassismo non esisteva, non come soggetto con codice fiscale e partita Iva. In Italia esistevano, in valli profonde ed inaccessibili, delle mutazioni, maledette, derise e deviate di scalatori che facevano dell’innalzarsi sui serci un vanto. Stavano agli scalatori veri come un misero eiaculatore precoce sta ad un porno attore.
Una testa come optional
Mi piace andare in palestra e allenarmi in compagnia in modo blando. Mi piace andare fuori e provarmi i 5c facili, ma dopo un po’ la testa cerca altro, qualcosa di più impegnativo, e si ritrova incastrata tra un desiderio che prevede fatica e l’incapacità di saperla gestire e accettare.
Domani. Ieri.
Infilo delicatamente lo spit, poi cerco il martello ma non lo trovo: è appeso a destra dell’imbrago e si è girato intorno alla vita. Non so se ridere o piangere, se casco ora faccio almeno due giri su me stesso prima di toccare la roccia. Due colpetti e subito passo un rinvio nella piastrina. Cesare se la ride, “Adrelanina pura eh!” — dice. “Che gioco del cazzo” — penso.
Hampi, boulder in paradiso (2)
Nell’angusto corridoio sono stipati non meno di 20 indiani, ebbri di curiosità, 3 poliziotti nelle loro divise color caki, ed un piccolo gruppo di arrampicatori, da troppo tempo bisognosi di una doccia. Uno di essi, cioè io, risente dei postumi di un attacco berseker e trascina la gamba ingessata su due vecchie stampelle.
"Primo: non mangiare" (o invece sì)
“L’ortoressico è attanagliato dalla paura che il cibo possa fargli male, possa compromettere le proprie prestazioni fisiche o farlo ingrassare. L’ortoressico è a disagio quando riceve inviti a pranzo o a cena. Se viaggia deve portarsi dietro una valigia a parte col suo cibo. L’ortoressico sa tutto di alimentazione, ha letto molto e ha già sperimentato varie diete”.





















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